La storia della famiglia Kanbayashi è una delle più antiche e significative legate alla produzione e alla cultura del tè di Uji, Kyoto — la culla del tè giapponese.
Le tre case Kanbayashi di Uji
Passeggiando da Uji-bashi, il famoso ponte sul fiume, verso il tempio Byōdō-in, si incontrano diversi negozi con lo stesso nome: Kanbayashi.
Una curiosità che nasconde una storia intricata. Oggi, infatti, esistono tre case Kanbayashi – e ognuna rivendica l’autenticità del proprio lignaggio.
Kanbayashi Shunmatsu Honten (上林春松本店) – la sede storica, diretta da Koji Kanbayashi e da suo fratello minore Shunsho, maestri del tè e custodi dei documenti originali della famiglia.
Ocha no Kanbayashi (お茶のかんばやし, Daimon Branch) – fondata nel 1967, oggi gestita da Teruyo Kanbayashi, figlia di Koji, rappresenta il volto moderno e innovativo della tradizione. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti di primissimo livello nel corso degli anni, imponendosi come un’istituzione nel mondo del tè giapponese.
Kanbayashi Saniri (三星園上林三入本店 Mitsuboshien Kanbayashi Sannyu Honten) – diretta dal signor Tanaka, è nota per la sua ospitalità e per la dimostrazione dal vivo della macinatura del Matcha con mulini in pietra.
Nel tempo, la coesistenza di queste tre case ha generato tensioni: accuse di imitazione, rivendicazioni di autenticità e rivalità familiari.
Eppure, proprio questa pluralità testimonia la forza del nome Kanbayashi, che trascende le generazioni e continua a rappresentare l’essenza del tè di Uji.
Un nome, una garanzia
Nel periodo Muromachi (1336–1573), lo shōgun Ashikaga Yoshimitsu fondò i celebri sette giardini di Uji, dando inizio all’età d’oro del tè giapponese. Fu allora che, dalla vicina Tamba, il primo Maestro della famiglia Kanbayashi, Sobenojo Hisashige, si trasferì a Uji, portando con sé la sua arte e la sua passione.
I suoi quattro figli – Hisashige, Miboku, Shunmatsu e Chikuan – fondarono altrettanti rami familiari, destinati a diventare sinonimo di eccellenza.
Durante il turbolento periodo Sengoku, il nome Kanbayashi era già riconosciuto come simbolo di autentica maestria.
Con l’avvento dell’epoca Edo, la famiglia raggiunse l’apice: ottenne il titolo di Gomotsu Ochashi, la più alta onorificenza per i Maestri del tè, con l’incarico ufficiale di controllare la coltivazione e la produzione del tè di Uji. Quando lo shogunato cadde durante la Restaurazione Meiji, molte famiglie di Maestri scomparvero. Ma i Kanbayashi seppero reinventarsi: abbandonarono la cerimonia del tè, allora disprezzata o vietata e inaugurarono una nuova era, introducendo il consumo quotidiano del tè in foglia – in particolare Gyokuro e Sencha.
Da bevanda aristocratica, il tè divenne così patrimonio del popolo.
L’ascesa del nome Kanbayashi
Il nome Kanbayashi compare nei documenti ufficiali già nel XVI secolo.
Nel 1584, il potente Toyotomi Hideyoshi affidò a Hisashige Kanbayashi la gestione delle piantagioni di Uji, riconoscendone la competenza.
Tre anni dopo, durante il Grande Cerimoniale del Tè di Kitano, il tè servito alla corte fu proprio quello dei Kanbayashi.
Nel 1603, lo shōgun Tokugawa Ieyasu confermò ufficialmente la famiglia come supervisore generale del tè di Uji, affidandole il controllo della coltivazione, della produzione e della distribuzione.
Nacque così il rito dell’Ochatsubo Dōchū, la processione cerimoniale durante la quale, ogni autunno, i produttori di Uji – guidati dai Kanbayashi – presentavano a Kyoto il nuovo tè dell’anno. Un onore che consolidò definitivamente la reputazione della famiglia.
L’invenzione del Gyokuro
Nel XIX secolo, in pieno periodo Tenpō (1831–1845), un nuovo capitolo si aprì nella storia del tè.
Il Maestro Shunmatsu Kanbayashi, insieme all’amico Miyabayashi Yusai, sperimentò una nuova lavorazione delle foglie: invece di ridurle in polvere per il matcha, le lasciò intere e le fece essiccare lentamente all’ombra. Il risultato fu un tè dal gusto dolce, profondo e vellutato, battezzato Ayataka, “il tè elegante”.
Quel tè è oggi conosciuto nel mondo come Gyokuro.
Dalla Restaurazione Meiji alla modernità
Nel 1853, con l’arrivo delle navi nere del Commodoro Perry, il Giappone si aprì al mondo. La famiglia Kanbayashi comprese subito che l’epoca feudale era al tramonto e che la sopravvivenza del tè dipendeva dall’innovazione.
Durante il periodo Meiji, i Kanbayashi iniziarono a commercializzare tè in foglia in tutto il Paese e, nel 1876, parteciparono all’Esposizione Universale di Philadelphia, presentando per la prima volta il tè di Uji a un pubblico internazionale.
1879 (Meiji 12) Prima esposizione del tè in cui viene presentato per la prima volta il Gyokuro, che riceve questo premio. A questo è stata allegata una nota sulla scoperta del Gyokuro.
Nel 1906 introdussero il servizio di vendita per corrispondenza, un’intuizione sorprendentemente moderna.
Nel dopoguerra, rilanciarono il marchio attraverso la pubblicazione del Kanbayashi News, un bollettino informativo per clienti e rivenditori.
Negli anni Sessanta, l’espansione industriale di Uji cambiò radicalmente il paesaggio: fabbriche e centrali idroelettriche occuparono spazi un tempo riservati alle piantagioni di tè.
I Kanbayashi, però, resistettero: acquistarono e conservarono le migliori aree agricole – Umonji, Satojiri e Wakamori – per mantenere viva la qualità del tè d’origine.
La rinascita dopo la guerra
Durante la Seconda guerra mondiale, Harumatsu Kanbayashi fu arruolato e inviato in Birmania. Al suo ritorno trovò l’attività familiare distrutta. Ma, come altre volte nella loro storia, i Kanbayashi seppero rinascere: ricominciarono dal commercio all’ingrosso, fornendo tè alle case da tè e ai negozi specializzati di tutto il Giappone. Negli anni successivi, aprirono nuovi punti vendita e nel 1978 fondarono il Museo Kanbayashi, oggi tappa d’obbligo per chi visita Uji.
Ayataka – Il tè verde per il mondo
L’8 ottobre 2007, la Kanbayashi Honten lanciò, in collaborazione con la Coca-Cola Company, la bevanda Ayataka (綾鷹): un tè verde in bottiglia ispirato alle antiche ricette di famiglia. L’operazione ebbe un enorme successo, portando il nome Kanbayashi in tutto il mondo.
Nel 2015, la famiglia contribuì alla creazione del percorso storico “Gli 800 anni del tè giapponese”, riconosciuto come Sito del Patrimonio Giapponese.
Oggi, il XV maestro Hidetoshi (Harumatsu Uebayashi) continua la missione di unire tradizione e modernità, custodendo la purezza dello spirito Kanbayashi.
Il presente: tre case, un nome, un destino
Come abbiamo visto, a Uji oggi esistono tre case Kanbayashi che rivendicano la stessa eredità. Ognuna di esse rappresenta un diverso volto della tradizione e del futuro del tè giapponese.
Kanbayashi Shunmatsu Honten (上林春松本店)
È la sede principale e storica, situata nel cuore di Uji. Fondata nel 1560 circa, conserva ancora documenti originali dell’epoca di Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Gestita attualmente dal signor Koji Kanbayashi, insieme al fratello minore Shunsho. Il suo edificio ospita anche un piccolo museo del tè Kanbayashi, dove sono conservati utensili antichi, lettere dei Daimyo e sigilli originali della famiglia.
Per secoli questo ramo è stato il punto di riferimento per le famiglie aristocratiche, i templi e gli esperti di cerimonia del tè.
Ocha no Kanbayashi (お茶のかんばやし, Daimon Branch)
Questo è il ramo più moderno e innovativo. Il negozio è situato lungo la strada che porta al Byōdō-in, nel cuore del turismo di Uji.
Gestito oggi da Teruyo Kanbayashi, figlia di Koji Kanbayashi, il negozio ha un’atmosfera accogliente, quasi domestica, e serve sia turisti che clienti locali. Qui è possibile degustare i diversi ed eccellenti gradi dei loro Matcha, Gyokuro e Sencha.
Sebbene legato al nome tradizionale, questo ramo è quello che più di tutti ha cercato di reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea, promuovendo degustazioni, eventi e collaborazioni con ristoranti e marchi internazionali.
Si è consacrata negli anni come tra le migliori e più rinomate case produttrici di tè verde di Uji.
Per scoprire di più su Ocha no Kanbayashi, leggi il nostro articolo.
Kanbayashi Saniri (三星園上林三入本店 Mitsuboshien Kanbayashi Sannyu Honten)
Il terzo e il ramo più controverso. Gestito dal signor Tanaka, è noto per la produzione artigianale e per la dimostrazione del processo di macinatura del Matcha con mulini in pietra. Sebbene i legami genealogici con la linea principale Kanbayashi siano meno diretti, questa casa ha costruito una forte identità grazie all’esperienza e all’ospitalità, ed è divenuta una meta popolare per visitatori e appassionati di tè.
Il suo motto è semplice: “Vivere la storia del tè con le proprie mani.”
Il significato di un nome
Oggi, a distanza di oltre cinque secoli dalla nascita di Sobenojo Hisashige, il nome Kanbayashi (上林) è molto più di un marchio:
è un simbolo di continuità, una testimonianza di maestria e un simbolo vivente della cultura del tè giapponese.
La famiglia non ha mai smesso di evolversi:
ha attraversato guerre, alluvioni e rivoluzioni politiche;
ha inventato il Gyokuro, uno dei tè più raffinati al mondo;
ha saputo adattarsi all’epoca moderna con la collaborazione con Coca-Cola e il marchio Ayataka;
e continua a trasmettere, attraverso le generazioni, l’arte del tè come pratica spirituale e culturale.
Nel museo di Uji, una semplice iscrizione riassume lo spirito della dinastia Kanbayashi:
Il tè non è soltanto bevanda. È la via per capire il tempo, la stagione e il cuore dell’uomo.
Oggi, le tre case Kanbayashi convivono fianco a fianco lungo la via principale di Uji. Ognuna con la propria storia, la propria filosofia e il proprio modo di interpretare la tradizione. Ma tutte legate da un filo invisibile che attraversa i secoli: l’amore per il tè, la dedizione al lavoro e il rispetto per la natura.
Kanbayashi – il nome che da cinquecento anni obbliga a eccellere.
"Tutto il nostro tè è ispezionato e preparato personalmente dal proprietario, che vanta 60 anni di esperienza come maestro del tè ed è stato finalista al National Tea Judging Skills Competition. Per offrire ai nostri clienti un tè di alta qualità, non solo coltiviamo le competenze per distinguere la qualità, ma ci impegniamo anche a migliorare le nostre competenze e conoscenze individuali come Maestri del tè, vincendo premi in concorsi di abilità di giudizio del tè e ottenendo la qualifica di istruttori di tè giapponesi. Per ottenere una valutazione oggettiva dei prodotti esposti li iscriviamo anche a concorsi con rigorosi standard di valutazione, ottenendo risultati eccellenti ogni anno."
Ocha no Kanbayashi
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